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Atrophy

Socialized Hate

Etichetta: Roadracer
Anno di uscita: 1988
Durata: 38:35
Genere: Thrash Metal

1. Chemical Dependency
2. Killing Machine
3. Matter Of Attitude
4. Preacher, Preacher
5. Beer Bong
6. Socialized Hate
7. Best Defense
8. Product Of The Past
9. Rest In Pieces
10. Urban Decay

Brian Zimmerman - vocals
Chris Lykins - guitars
Rick Skowron - guitars
James Gulotta - bass
Tim Kelly - drums

Dopo un intro parecchio cupo, Chemical Dependency esplode come una fucilata e subito si nota la perfetta produzione ad opera di Bill Metoyer che mette in gran risalto la classe del bass player James Gulotta. Killing Machine ha una partenza più ragionata ma poi con un riff magistrale viene lanciata a tutta velocità e vi lascerete andare all’headbanging più scatenato; nota di merito ad un ritornello assolutamente devastante!
Matter Of Attitude è inizialmente meno dirompente ma non per questo meno efficace e nella parte centrale vi lascerà tramortiti! Preacher, Preacher è il primo gioiello del disco, dall’inizio ipnotico che pian piano vi prende fino a sfociare in un riff da paura e vi farà rimbalzare per tutta la stanza con un ritornello micidiale e con il singer Zimmerman che, mettendo in campo una gran voce, gioca a fare Chuck Billy, fino ai due favolosi assoli intramezzati da uno spettacolare giro di basso per poi lanciarsi di nuovo a gran velocità.
Beer Bong è decisamente più scarna ma colpisce direttamente al volto con l’impatto di un ariete, ma rimane probabilmente l’episodio meno riuscito dell’album; ma non preoccupatevi perché con la title track abbiamo la seconda chicca del disco, a partire dall’arpeggio iniziale di chitarra acustica, tra continui cambi di tempo gli Atrophy mettono in mostra le loro grandissime capacità di songwritter in un pezzo che non darà tregua alle vostre orecchie. con Best Defense si torna alla velocità pura e travolgente, mentre Product Of The Past è un mid tempo assassino che sembra volerti assalire alla gola e sbranarti, tra improvvise accelerazioni e bruschi rallentamenti si dimostra una delle song più riuscite. Le ultime due canzoni completano l’assalto guidate dalle due ascie di Skowron e Lykins tra riff granitici, ritmiche serratissime e assoli al fulmicotone supportati da un ottima sezione ritmica dove continua a spiccare l’estro di Gulotta al basso.
Gli Atrophy già all’epoca non inventavano nulla, ma proponevano dieci canzoni di altissimo livello, che non avevano niente da invidiare ai maestri del genere, quindi se vi piacciono queste sonorità sapete cosa fare se trovate questo disco.


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