Correva l’anno 1983 quando tra gli scaffali dei negozi fece la sua comparsa un LP che s’intitolava “Show No Mercy”, esordio di un gruppo dal nome, quanto mai azzardato e fuori del comune, per quel tempo, gli Slayer, lo scalpore creato già soltanto da copertina, logo e, appunto, nome è stato tanto, ma nessuno si sarebbe immaginato che gli Slayer nel giro di sette, otto anni sarebbero entranti nel mito, insieme a bands come Iron Maiden, Black Sabbath e Judas Priest (i lori numi tutelari). Il sound del gruppo era molto vicino a quello proposto dai “cugini” Metallica, ma aveva già quel qualcosa in più, quella cattiveria, quella rabbia e quella malvagità che hanno caratterizzato la band negli anni a venire. “Show No Mercy” (edito dalla Metal Blade) era, alla pari di “Kill’Em All”, un album innovativo, permeato però da quell’alone di satanismo e malvagità (ben diverso dal satanismo come inteso oggi) che, forse, allora avevano soltanto i Venom; canzoni come “Evil Has No Boundaries”, “Black Magic” e “The Antichrist” parlano da sole e se vogliamo aggiungerne ancora all’elenco possiamo mettere “Tormentor” e “Die By The Sword”, tutti brani che ancora oggi fanno sfracelli e sono proposte (non tutte, purtroppo) in sede live. Le doti tecniche della band erano già un punto fermo; nonostante la giovane età dei musicisti, si poteva già intuire la genialità che scorreva nel sangue di Kerry King, Dave Lombardo e Jeff Hanneman, senza dimenticare il frontman, non meno dotato, ma sicuramente di minor spicco vicino agli altri tre, Tom Araya. L’anno successo arriva l’ottimo EP “Haunting The Chapel” (indimenticabile l’attacco della title track!), il preludio al devasto creato nel 1985 con la pubblicazione di “Hell Awaits”, migliore del debutto per produzione (comunque non eccelsa) e arrangiamenti, ma al pari di “Show No Mercy” violento e d’impatto, senza essere però ripetitivo, originale, quindi, e ancora più incazzato, pezzi come la title track, la devastante “At Dawn They Sleep” e l’inquietante “Kill Again”, almeno allora, non avevano rivali e, ancora oggi, si fatica a trovare termine di paragone per descriverle, inoltre gli Slayer si liberano dello spettro dei Priest, trovando uno stile più personale e ormai classicamente Thrash. La consacrazione (musicale e commerciale, con centinaia di migliaia di copie vendute) arriva con il terzo album, il Capolavoro (per molti) “Reign In Blood”, disco che viene ricordato già solo grazie al riff più famoso della storia del Thrash Metal, quello di “Raining Blood”, poi sicuramente per una canzone che ha causato polemiche a non finire, quella “Angel Of Death”, diventata negli anni inno (musicale) della band, ispirata al dottor morte, Josef Mengele del campo di concentramento di Auschwitz, polemiche che causarono gravi problemi di distribuzione (la CBS si rifiuto, ma poi intervenne la Geffen a risolvere il problema) soprattutto in Europa, dove il disco arrivò solo nell’estate del 1987. Sono comunque tutti da ricordare i brani, in primis “Postmortem” e “Piece By Piece”, ma soprattutto è da ricordare l’incredibile drumwork di Dave Lombardo, capace di creare una nuova concezione di cosa volesse dire “suonare estremo” spingendosi su velocità a quei tempi impensabili! A sorpresa, finite le registrazioni, il fantastico drummer lascia la band e viene sostituito prima da Tony Scaglione dei Whiplash e poi da Greg Hall dei Sacred Reich, ma quando alla fine del 1987 inizia il tour mondiale, Dave rientrerà nei ranghi. Nel 1988 un altro disco viene sfornato dalla fonderia Slayer, quel “South Of Heaven” che ha il non facile compito di essere almeno dello stesso valore di “Reign In Blood”, nonostante l’impresa non fosse facile, i quattro azzeccano ancora una volta tutte le mosse e l’album è un altro successo, sempre intriso di quella malvagità e cattiveria che gli Slayer non hanno mai risparmiato, e canzoni dirompenti e vibranti come la sulfurea “South Of Heaven”, la devastante “Silent Scream” e “Mandatory Suicide” diventano in fretta dei nuovi hit, grazie anche alla buona produzione e arrangiamenti più curati. Da segnalare che finalmente Araya e soci pagano il giusto tributo ai “padri” Judas Priest con una riuscitissima rivisitazione di “Dissident Aggressor”. Arriviamo poi nel 1990, anno in cui viene toccato l’apice assoluto della carriera della band in termini compositivi: “Season In The Abyss” è, infatti, il disco più completo e maturo degli Slayer, che raggiungono una completezza totale a livello sia tecnico sia compositivo; poi come non ricordare il Clash Of The Titans Tours? Pantagruelico festival che vedeva avvicendarsi sullo stesso palco Suicidal Tendencies, Megadeath, Testament e appunto Slayer in vesta di headliner! Personalmente giudico Season come il migliore platter della loro storia, gli Slayer hanno raggiunto quell’equilibrio tra cattiveria, tecnica e completezza delle canzoni, il tutto arricchito da una produzione forse mai così perfetta; che solo gli artisti con anni d’esperienza alle spalle riescono a raggiungere. L’opener “War Ensamble” racchiude in se la “magia” di “Raining Blood”, “Hell Awaits” e “Silent Scream”; “Dead Skin Mask” è una delle canzoni più malvagie mai pubblicate, con quel ritmo lento e quella voce di bambino che sembra gridare per la disperazione, fa quasi paura…. Dopo la pubblicazione del primo live (“Decade Of Aggression”), il batterista Dave Lombardo lascia il gruppo e viene sostituito dal non meno bravo e tecnico Paul Bostaph (ex Forbidden), che si unisce agli altri componenti nel periodo meno fortunato, infatti la “caduta” del Metal in genere colpisce anche gli Slayer e la pubblicazione, nel 1994, di “Divine Intervention” né è la conferma, un disco decisamente sotto tono per King e soci, Araya sembra aver perso lo smalto degli anni migliori: le sue esibizioni al microfono sono a dir poco scadenti, il buon esordio di Bostaph è rovinato dalla qualità dei brani, composti per lo più da King e Hanneman, a parte qualche episodio come “Killing Fields”, la deviata title track o “Mind Control” sono decisamente di basso livello e, cosa peggiore, hanno perso quello spirito genuino e tipicamente eighties nel tentativo di adeguarsi alle nuove sonorità imposte al mercato da un gruppo ai tempi in piena ascesa come i Pantera. Passano ancora due anni e la band sembra perdere definitivamente la vena compositiva quando pubblica “Undisputed Attitude”: un disco di sole covers, e per di più neanche di pezzi Metal, è da questo punto in poi che Kerry King (che apporta sostanziali modifiche al suo look) afferma di essere affascinato dal nuovo movimento alternative e dal nu-metal, tutto questo suona come un’eresia per i fans più datati degli Slayer, ma i nostri mantenendo intatto quello spirito ribelle e “sovversivo” continuano per la loro strada, senza curarsi dell’opinione della gente e se i vecchi fans sono molto delusi dalla band, i nuovi sono assai entusiasti. Nel 1998, esce “Diabolus In Musica”, le speranze di tornare a sentire gli Slayer degli esordi non ci sono neanche più, infatti, il disco non è altro che la continuazione di quanto iniziato nel 1994, muovendosi sempre più su sentieri Thrash-Core. Se su cd la situazione sembra pessima, per quanto riguarda i concerti non è per niente così, l’esibizione al Gods Of Metal 2000, ci consegna una band sempre in forma smagliante, è vero che Araya ha perso molto della sua voce, ma la presenza scenica e la cattiveria (che non è mai mancata) sono sempre quelle dei tempi andati, per non parlare poi della tecnica esibita dalla band, che non ammette critiche! Le varie date live, incoraggiano non poco i fans (quelli più vecchi questa volta) e l’attesa per il nuovo disco si fa spasmodica ed ecco che arriviamo al 2001, anno d’uscita di “God Hate Us All”, un titolo che è già tutto un programma. Il disco finalmente è di nuovo ispirato e nonostante la produzione sia troppo moderna per le orecchie abituate al sound ottantiano, canzoni come “Disciple” e “God Hate Us All” a dispetto di arrangiamenti troppo “nu” e a dir poco odiosi (almeno alle nostre orecchie) sono più di quello che ci si aspettava; il tutto forse è amplificato da un ritorno di fiamma per il Thrash Metal in genere, che ha visto ricomporsi innumerevoli band dopo anni di silenzio, quel che è certo è che gli Slayer sono tornati a legnare secco e con criterio, sono tornati a scrivere pezzi ispirati (ma c’è ancora da lavorare per questo) e sono tornati in forma smagliante. Nel 2002, infine, un’altra notizia sconvolge il mondo Slayer, Dave Lombardo, dopo dieci anni si ricongiunge con la band, la notizia fa impennare le “azioni Slayer” e il successivo tour, che tocca nuovamente l’Italia sempre al Gods Of Metal (per un concerto da ricordare veramente a lungo!!!), è la nuova consacrazione per i thrashers, che non erano a questi livelli di successo da quasi un decennio. E questo credo sia proprio tutto quello che c’è da dire sugli Slayer, band immortale, che nonostante i passi falsi ha saputo comunque rialzarsi e dimostrare di stare di diritto nell’olimpo del Metallo pesante, con una carriera alle spalle più che ventennale, fans a vagonate e dischi che a modo loro hanno segnato la storia in modo indelebile; ora non ci resta che aspettare il nuovo album, attualmente in composizione, che segnerà il ritorno ufficiale di Lombardo, Thashers, incrociate le dita!
METAL DAVE metal.dave@metalholocaust.com
Aggiornamento Ottobre 2004 Negli ultimi mesi, per ingannare l’attesa per il nuovo album, gli Slayer non sono stati avari di pubblicazioni: è arrivato il tanto annunciato box set da collezione, intitolato “Soundtrack To The Apocalypse”, contenente tutti i loro successi, rarità, materiale video su dvd risalente sia ai primi anni di attività della band, sia agli ultimi tour, nonché un nuovo live video, ovviamente in dvd dall’esplicito titolo di “War At The Warfield”, che li ritrae in uno degli ultimissimi concerti tenuti con Bostaph dietro alla batteria. Se questo non vi basta, preparatevi perché a breve arriverà l’ennesimo dvd live: “Reign In Blood: Still Reigning”, che vedrà la band (in formazione originale!) eseguire per intero il celebre album, più gli altri classici! Inoltre, il 23 settembre 2004 si è celebrata la nuova calata italica degli Slayer, in veste di headliner dell’Unholy Alliance tour, che li ha visti protagonisti (assieme a Slipknot ed Hatebreed) di un gran concerto che ha fatto registrare un pienone al Mazda Palace di Milano. Purtroppo, pochi giorni dopo la data lombarda, apprendiamo che durante uno show in Germania Tom Araya ha avuto seri problemi alla voce, tanto da costringere la band a lasciare il palco anzitempo e annullare le da date subito successive. Le cose non sembrano andare per il meglio, perché ad ottobre sono state annullate alcune date in America e i medici hanno consigliato al singer di prendere un periodo di riposo e nei prossimi tour di non cantare per più di quattro sere di fila.
Metal Mauro metal.mauro@metalholocaust.com
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