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| Manilla Road | Genere: Heavy Metal - Provenienza: United States - Stato: Attiva
| I Manilla Road sono da sempre la creatura del cantante e chitarrista americano Mark Shelton. Nativo del Kansas, inizia a suonare da bambino prima il pianoforte, poi la batteria, fino a quando imbraccia la chitarra in una rock band chiamata Embryo ma alla fine degli anni settanta decide di mettere su un gruppo suo e quando trova il bassista Scott Park ed il drummer Rick Fisher nascono i Manilla Road. Nel 1980 Mark crea una sua piccola label, la Roadster Records, con cui pubblica e distribuisce il primo disco del gruppo, dal titolo “Invasion”; se siete attenti alle date, vi renderete conto che praticamente il Metal ancora non esisteva a quei tempi in America, se facciamo eccezione per i Riot, il che rende l’uscita di questo disco un vero e proprio evento, anche se le sonorità sono ancora legate fortemente al rock duro e psichedelico della decade precedente. L’anno successivo il trio registra nuovo materiale, ma insoddisfatti decide di non pubblicarlo: qualche anno più tardi verrà realizzato il bootleg “Dreams Of Eschaton” contente queste registrazioni mentre il nuovo disco, dall’esplicito titolo di “Metal”, esce nel 1982 ed è chiaramente orientato su sonorità “metalliche”. Nel 1983 i Manilla appaiono con il pezzo “Flaming Metal System” nella compilation “US-Metal 3” edita dalla Shrapnel Records e vanno di spalla a Ted Nugent e Krokus; poco più tardi pubblicano “Crystal Logic”, per molti il loro capolavoro, dove virano pesantemente su sonorità epiche. Il 1984 vede l’abbandono di Rick Fischer, sostituito dal potentissimo Randy Foxe, e arriva il contratto con la francese Black Dragon Records, una garanzia pressoché assoluta di qualità negli anni ottanta (in catalogo avevano Candlemass, Savage Grace e Exxplorer) e nel 1985 esce “Open The Gates”, che beneficia anche di una splendida copertina realizzata dal grande Eric Larnoy; da qui in avanti il gruppo pubblica con regolarità ottimi album per alcuni anni andando via, via ad appesantire sempre più il proprio sound. “The Deluge” (1986) propone ancora metallo epico e potente, il successivo “Mystification” (pubblicato dopo non poche difficoltà in fase di registrazione) è più orientato al Thrash e durante il tour di supporto al disco, in compagnia dei Liege Lord vengono registrati i pezzi che finiranno sul “Live Roadkill” del 1988. Nello stesso anno esce sul mercato il disco più duro della band, “Out Of The Abyss”, basato su frequenti ritmiche Thrash che mostrano ancora la bravura di Foxe e la duttilità di musicista e compositore di Shelton. Con immancabile regolarità, nel 1990 pubblicano il loro ottavo studio album in dieci anni con “The Courts Of Chaos”, un discreto lavoro dove cerano di riassumere il loro sound sempre più complesso, dove alle ritmiche più tecniche e complesse degli ultimi dischi, si sovrappongono le atmosfere epiche degli esordi, ma purtroppo questo rappresenta il canto del cigno del gruppo. Mark Shelton ha ancora qualcosa da dire con la sua musica e mette in piedi un nuovo progetto denominato The Circus Maximus, aiutato da nuovi musicisti nelle persone di Andrew Coss (batteria) e Aaron Brown (basso); la Black Dragon però interferisce nei pieni dell’axe man e pubblica il disco a nome Manilla Road nella speranza di vendere più copie, rischiando invece di rovinare il nome della band, poiché Mark avevo scelto un nuovo indirizzo musicale, lontano da quanto fatto in precedenza. La fame di metallo classico e le conseguenti ristampe che alla fine degli anni novanta invadono il mercato europeo non si dimenticano certo dei Manilla Road, a partire da “Crystal Logic”, pubblicato dalla tedesca Iron Glory nel 1999, e nel giro di qualche anno tutto il catalogo viene ristampato: diversi album per la prima volta sono disponibili in cd e soprattutto diventano facili da reperire, poiché il vecchio materiale in vinile è piuttosto raro, quindi il nome dei Manilla inizia a circolare insistentemente su giornali e zine, arriva la reunion e finalmente nel giugno 2000 la band tiene il suo primo show nel vecchio continente sul sempre più prestigioso palco del Bang Your Head. Nel luglio 2001 arriva finalmente il nuovo album del trio, rinnovato del tutto tranne ovviamente per Mark, accompagnato da Bryan Patrick alla batteria e voce e Mark Anderson al basso; pochi mesi più tardi arriva sul mercato “The Mark Of The Beast”, ma non si tratta di un nuovo disco, bensì del famoso “album perduto”, registrato nel 1981 e mai pubblicato, che vede finalmente la luce in una veste consona grazie alla Monster Records. Il nuovo full lenght arriva sempre per l’Iron Glory e s’intitola “Spiral Castle” e per la prima volta la band diventa un quartetto: dentro il drummer Scott Peters così che Bryan Patrick diventa di fatto il vocalist del gruppo, poiché Mark a causa di problemi alla gola non è più in grado di reggere adeguatamente il microfono. Il nuovo disco consente al gruppo di tornare in Europa per una serie di show, che comprendono Grecia ed Italia e ovviamente la Germania, dove sono headliner al Keep It True fest, esibizione disponibile anche sul dvd celebrativo che accompagna ogni edizione del cult festival tedesco. La seconda metà del 2005 porta una nuova sezione ritmica e soprattutto in nuovo studio album, “Gates Of Fire”, in uscita per la Battle Cry Records (nata sulla ceneri della Iron Glory). Poco dopo l'uscita del LP Patryck lascia la band e Shelton si fa carico di tutte le parti vocali per il tour successivo. La favola continua…
Metal Mauro metal.mauro@metalholocaust.com
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