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 Live Reports  AMON AMARTH + Wintersun + Tyr, Alcatraz Milano, 05/11/2006
Posted by lucamarini on 7/11/2006 11:29:36 (1313 reads)

Grande serata all'insegna del metallo nordico quella che si sono gustati i quattrocento accorsi all'Alcatraz in occasione dell'unica data italiana degli Amon Amarth. E' infatti un bill di tutto rispetto a calcare le assi del palco, perchè nonostante le profonde differenze musicali tra le band è evidente anche un legame piuttosto stretto tra loro, basato sul freddo pungente del nord Europa e sull'animo battagliero della sua gente.

Cominciano alle 19:50 i Tyr, quattro capelloni delle isole Faròer promossi a piè sospinto dalla critica europea e da un grande battage pubblicitario: meritatamente, viene da dire, perchè il loro heavy dalle pesanti tinte folk - spesso cantato nella lingua natia - è affascinante e coinvolgente, grazie alle particolari ritmiche e ai cori ossessivi; non sono in pochi a rimanere sorpresi dalla proposta del quartetto, che viene acclamato a più riprese.
La scaletta è perfettamente bilanciata tra passato e presente con estratti dal primo disco "How far to Asgaard" ("Hail to the Hammer"), da "Eric the Red" ( "Ramiund hir Hurge" e "Regin Smidur"), e dall'ultimo "Ragnarok" (la titletrack e "Wings of Time"); la prestazione dei musicisti è senza sbavature e anche la presenza scenica non manca, specie nel simpatico - e disponibile nell'aftershow - frontman con la cotta di maglia; anche i suoni, inizialmente piuttosto bassi, godono di una buona uscita, a parte la batteria troppo al naturale.
Peccato ci sia solo una mezz'ora per il loro show dalle forti tinte vichinghe, e credo siano in molti a restare con un pò di amaro in bocca, stando ai cori dedicatigli.

Alle 20:35 viene anche il momento dei Wintersun: batteria triggeratissima (e un buon batterista, Kay "The Grinder" Hatho), cantante (ex-Ensiferum) dotato di uno screaming lancinante - che alterna ad un buon pulito, e brani stile Children of Bodom più seri e sparati alla velocità della luce. Una sorta di power-black metal (e qui Euronymus è uscito dalla tomba e viene a strangolarmi), con tanta tecnica ma anche molta ispirazione.
Nei tre quarti d'ora a disposizione, i finlandesi ripropongono praticamente tutto l'album d'esordio (del 2004) tranne l'ultima traccia, con buona fedeltà e forte impatto sul pubblico (di nuovo va rimarcato il supporto ricevuto dalla buona equalizzazione), che viene assalito da blast furiosi e momenti più evocativi costruiti su un costante tappeto melodico: anche per loro tanti applausi e incitamenti, ma quando i brani si fanno lunghi e un pò slegati l'attenzione cala.

Alle 21:50 il pubblico è ormai scaldato a sufficienza per i tanto attesi headliner, quegli Amon Amarth che sembrano aver ritrovato la bussola (o la formula commerciale corretta) con il recente "With Oden on Our Side"; per il sottoscritto è una prima volta, e come sempre c'è un pò di emozione: dalla balconata dietro al mixer l'impatto visivo è buono e tra fumo, luci, scenografia runica e omaccioni brutti e capelloni sembra davvero di immergersi in un'atmosfera vecchia mille anni.
Dopo un'intro di synth attacca "Valhalla awaits me" ma l'impianto non rende granchè, specie nelle chitarre, troppo in secondo piano rispetto al growl cavernoso di Johan e alla batteria martellante. Una vera pecca per questa canzone come per la seguente "Runes to my memory", che si basano soprattutto sulle armonie delle sei corde, senza le quali un pò tutto l'AA-sound (non solo il più recente) si appiattisce non poco: la situazione sonora (comunque generalmente buona) resta pressochè la stessa per tutta la prima parte dello show ma bordate come "Death in Fire" e "Asator" colpiscono comunque dritto in faccia.
Finalmente i chitarroni emergono di forza dalle casse, ed ecco che la seconda metà dell'esibizione rasenta davvero la perfezione: Johan è peggio di un orco, la gola non gli si secca praticamente mai (e non è che beva molto) e da solo tiene in piedi la baracca con headbanging, dialoghi col pubblico (sempre pronto a intonare gli armonici dei pezzi e a muovere braccia e capocce) e bevute dall'immancabile corno appeso alla cintura; tra l'epico e il melodico piomba sul collo anche una chicca death vecchio stampo come "Once Sent from the Golden Hall", e tutto l'Alcatraz va in disibilio.
Dopo una furente "Victorious March" e la consueta pausa, gli Svedesi estraggono dalla bisaccia una tripletta epica ammazza cristiani, a cominciare da "Pursuit of Vikings", in cui il chitarrista gioca con il pubblico ripetendo il riff iniziale finchè la band non è sul palco al completo: grande emozione nel canto finale affidato ai vikings italiani che intonano "Oden! Guide our ships - Our Axes, spears and swords - Guide us through storms that whip - And in brutal war".
Tutto bene quindi? Direi proprio di sì, anche se i duri e puri si risentiranno di sicuro per una setlist dove 11 pezzi su 16 sono tratti dagli ultimi tre dischi, con "The Crusher" completamente dimenticato (bastava una "Masters of War"): bisogna però riconoscere che l'evoluzione del sound della band sembra completa e se su "Fate of Norns" era doveroso sollevare qualche dubbio, il nuovo "With Oden..." accontenta un pò tutti ed è stato un vero piacere sentirne buona parte eseguita dal vivo.
Per chi soffre di nostalgia ci sono sempre i dischi, e in alternativa il bellissimo DVD "Wrath of The Norseman".
Promossi.

Intro/Valhalla awaits me/Runes to my memory/Death in fire/Fate of norns/Thousands years of Oppression/With Oden on our side/Asator/An ancient sign of coming storm/Cry of the Blackbird/Last with pagan blood/Once sent from the golden hall/Victorious march // Vs the world/The Pursuit of vikings/Gods of war arise

Luca Marini


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