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 Live Reports  DRAGONFORCE + Firewind, Alcatraz Milano, 6/11/2006
Posted by lucamarini on 7/11/2006 11:28:46 (1416 reads)

E' strana la sensazione che provo all'entrata dell'Alcatraz, devastato la sera precedente da un orda di vichinghi incazzati, ma pronto ad accogliere sulle sue macerie gli happy metallers Dragonforce, una delle band del momento già osservata all'opera più volte sul suolo italico in questi due anni, tra GOM 2005 e 2006 e il tour di supporto agli Edguy.

Ad aprire la serata i greci Firewind , evidentemente sconosciuti ai più ma con un solido passato alle spalle, fatto di quattro dischi(l'ultimo "Allegiance" è di quest'anno) e tanta esperienza, specie nel chitarrista Gus G (Dream Evil, Mystic Prophecy, Nightrage e attualmente anche Arch Enemy) e nel drummer Mark Cross (Helloween e Metalium). Esperienza che si nota tra i vari passaggi dei brani, tra heavy classico, power europeo e americano, sfumature hard rock e suoni moderni: una sorta di Angel Dust meno tedeschi e più lustrini e pailletes, oppure di Labyrinth meno veloci ma più heavy e cadenzati.
Il singer Apollo (new entry assieme a Cross) gestisce bene il palco interagendo con il pubblico e con i suoi compagni durante i lunghi e tecnici assoli; Gus è effettivamente un figo della sei corde e non sbaglia una nota mentre Cross picchia come un fabbro con perizia ritagliandosi anche lo spazio per un assolo nei cinquanta minuti a disposizione.
Nonostante l'attenzione cali in alcuni momenti l'impressione è buona, grazie anche ad alcuni pezzi ben riusciti come "I am the anger" o la recente "Till the End of time": un buon riscaldamento per il pubblico e una conferma per la scena metal europea.

Setlist: Allegiance / Insanity / I am the Anger / The fire and the Fury / Dreamchaser / Drum Solo / Between heaven and hell / Brother's keeper / Falling to pieces / Till the end of time / Tyranny

Sono le 21:25 quando le luci si abbassano e dal display del grande cronometro (sulla cover di "Inhuman Rampage") posto sul palco parte un conto alla rovescia di circa tre minuti e mezzo mentre dalle casse viene sparata "Raining Blood" (sic), che carica l'audience a mille; dalla pioggia finale si stacca la breve intro del combo che accompagna i Dragonforce mentre prendono ad uno ad uno la loro posizione sul palco, pronti a viaggiare alla velocità della luce con "Black Fire", dal debutto "Valley of the Damned".
Il pastone sonoro è confuso e si fatica a sentire Sam ed Herman anche sugli assoli, senza contare il povero tastierista sommerso da tutto il resto; con la seguente "My spirit will go on" l'equalizzazione migliora attestandosi poi per tutta l'esibizione su di un buon livello qualitativo.
Anche la band viaggia compatta e sicura, pur non sembrando davvero in palla come in altre occasioni: il palco, comunque, sembra un cottolengo in festa e se in secondo piano il drummer viaggia come un Eurostar cantando con il sorriso stampato sulla faccia e il tastierista salta sui tasti e si agita con molta poca grazia, di fronte è tutto un saltare, cambiare posizione, prendersi a calci e a insulti durante gli assoli, senza moderazione.
In un tale contesto, e con le oggettive difficoltà tecniche di certi passaggi, è davvero un'impresa non commettere errori, ed infatti (ma non è solo per Zp che è difficile cantare alto a una velocità costantemente smodata) tra un assolo sbagliato, una chitarra che ci mette qualche minuto di troppo ad entrare in funzione, qualche sparizione della voce e qualche chiacchera di troppo durante l'esecuzione lo show non raggiunge il top del suo potenziale.
Niente paura però, perchè dopo il lentone dell'ultimo disco ci pensa Vadim a catalizzare occhi ed orecchie con un assolo di tastiera ai limiti della follia, non tanto per la tecnica quanto per la sua attitudine da metallaro nerd alla "Wayne's world": dopo frasi tipo "non lo faccio perchè sono sessualmente represso o frustrato dalla vita, ma perchè l'ho preparato per voi" ecco partire dalle casse una base techno ad almeno 150bpm su cui il tastierista suona (?) con dita, naso, bocca il suo strumento; portatosi quindi al centro della scena con la fida tastiera rosa a tracolla, l'ucraino di Londra sfida Herman il quale, visto l'apprezzamento degli astanti per il suo pazzo bandmate, si allontana mimando una polemica. Da questo momento il fronte del palco dovrà fare i conti con un nuovo saltimbanco, che passerà molto più tempo in giro che alla sua postazione, in preda ad un totale delirio.
Le risate si sprecano, la musica passa un pò in secondo piano e "Soldiers"ne risente un pochino ma il resto dello show è davvero una goduria e con "Fury of the Storm" si arriva alla fine: o almeno così la pensa il giovane pubblico, che nemmeno richiama la band; il locale viene avvolto da un silenzio irreale, quasi imbarazzante (figlio probabilmente dello spiazzante caos prodotto dalla band)
ed interviene il bassista a levare le castagne dal fuoco suonando da dietro le quinte qualche nota che smuove i cori della gente: la band ritorna per riproporre con grande fedeltà e trasporto - finalmente - le tracce di apertura dell'ultimo e del primo album, con cui dopo un'ora e mezza abbondante lasciano la scena.
Da segnalare la grande prestazione del drummer Dave Mackintosh, che assieme al bassista Fred tiene in piedi la baracca consentendo agli altri assoluta libertà senza che la musica ne risenta eccessivamente; Zp, pur tra le mille difficoltà delle sue linee vocali, offre una performance convincente anche come frontman, specie quando riprende più o meno ironicamente Sam per i suoi eccessi - di birra e di stecche ("La gente ha pagato per sentirci suonare e non per vederti bere") - facendo gridare al pubblico "Sam is a Cunt!" oppure quando, fingendo disappunto per la risposta del pubblico ad un coro, nel silenzio che segue dice "Vaffan - culo" tra le risate dei trecento presenti.
Sicuramente una bella serata, tra musica velocissima e divertimento spontaneo, per la quale dobbiamo ringraziare questi sei cittadini del mondo, in attesa di rivederli più veloci che mai, e con un pubblico auspicabilmente più numeroso.

Setlist: Black Fire / My Spirit Will go On / Operation Ground and Pound / Revolution Deathsquad / Trail of Broken Hearts / Keys Solo / Soldiers of a Wasteland / Storming the Burning Fields / Fury of the Storm / Through the fire and the Flames / Valley of the Damned

Luca Marini


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