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 Live Reports  TOOL + Mastodon, MazdaPalace Torino, 12/11/2006
Posted by lucamarini on 13/11/2006 18:12:44 (1414 reads)

Tornano i TOOL in Italia? Impossibile mancare, e non importa poi tanto se la setlist si preannuncia praticamente uguale a quella del tour estivo, specie se lo show si preannuncia migliore per luci e scenografie, più complesse ed affascinanti.

Impossibile mancare anche perchè di supporto ci sono i Mastodon, e quando alle 20 la band autrice di quei capolavori di "Leviathan"(2004) e "Blood Mountain"(2006) gioca con le prime note, il viaggio verso il Mazda Palace di Torino è già in parte ripagato: la resa sonora è piuttosto buona (nonostante il mixerista si ricordi di accendere i microfoni del drum kit solo dopo mezzo minuto...), la presenza dei quattro sul palco catalizza l'attenzione, non ci sono pause tra i pezzi (se non coperte da brevi intro) e soprattutto c'è tanto Heavy Metal, aggressivo, tecnico e tremendamente catturante.
E' un'impresa stare fermi sulle rullate di quello schizzato di Brann Dailor, totalmente incapace di tenere lo stesso tempo per pochi secondi, come è difficile mantenere un briciolo di serietà di fronte alle espressioni miste di commedia e terrore di Troy Sanders: la performance della band è un esaltante mix di progressioni e controtempi, voci comicamente grezze - ma espressive ed armoniche, aperture psichedeliche ed assalti frontali.
I Mastodon sono cresciuti molto in soli quattro anni e la setlist è li a dimostrarlo, con ingresso e chiusura affidati ai due pezzi più lunghi ed intricati (davvero spiazzante come opener "This Mortal Soil") della discografia e l'assenza dei due singoloni - che comunque avrei riascoltato volentieri dopo il Gods 2005 - del precedente album "Blood and thunder" e "Iron Tusk", sostituiti, in qualità di cartucce catchy, dalla doppietta "The Wolf is loose"-"Crystal Skull": uno show pensato per menti complesse come dovrebbero essere quelle dei toolfan, che infatti mostrano in buona parte di apprezzare.
Tra emozione ed headbanging, tre quarti d'ora di grande livello, che ci lasciano in attesa di rivederli in uno show tutto loro in un locale bello pieno e in adorazione.

SETLIST: This Mortal Soil / The Wolf Is Loose / Crystal Skull / Capilarian Crest / Colony Of Birchmen / Seabeast / Sleeping Giant / Megalodon / Hearts Alive

Applausi per i Mastodon quindi, ma c'è un problema non da poco: quando, dopo il consueto brano dei Meshuggah, i Tool prendono posto sul palco è come se prima non ci fosse stato nessun altro, fossero stati anche i Beatles...
Il Mazda Palace B, quello piccolo, è una specie di anfiteatro con duemila posti a sedere separati dal palco da un'area non molto estesa, ed al momento degli headliner sembra prossimo al sold out: ci saranno circa quattromila persone, non un esagerazione, ma tenendo conto che le date sono quattro e tre sono state quelle di Giugno, per la band c'è la conferma di un'avvenuta consacrazione italiana. L'inizio appare spoglio: le luci sono minime, i quattro schermi sullo sfondo spenti e nessun telone nel retro palco, ma "Stinkfist" rompe subito il ghiaccio e da un punto di vista musicale è assolutamente ineccepibile, anche nella parte aggiunta che precede l'esplosione finale. Peccato che non venga trasmesso il video, ma è chiara la strategia di lasciare che luci, immagini e musica crescano assieme alla tensione emotiva dello spettacolo: l'impatto del singolo di "Aenema" viene così sacrificato per una buona causa. Maynard si presenta sul suo palchetto a sinistra del drum-kit con il microfono incastrato in una maschera a gas, che non toglierà per tutto il concerto, segno di probabile insofferenza al fumo: una trovata piuttosto originale, che in nessun momento giocherà a sfavore del cantato.
Con la seguente "The Pot" si accende lo schermo proprio dietro al frontman con la cresta, che gioca con i versi iniziali cercando l'eco del pubblico, e si accendono i cuori dei presenti, destinati ad imbollentirsi con l'aggressione di "46&2", la straordinaria "Jambi" (dove MJK è straordinario, aiutato dall'effetto eco del microfono) e l'highlight assoluto della prima parte dell'esibizione: "Schism".
Il singolo di "Lateralus" viene eseguito non solo con straordinaria perizia e la trasmissione delle immagini dell'allucinato videoclip sui quattro schermi di sfondo, ma esteso su inziativa di Adam che suona il riff precedente la catarsi finale a velocità molto più sostenuta (e anche il video è modificato allo scopo, e in questa parte procede mescolando freneticamente i frame e riavviandosi poi al momento giusto) seguito a ruota da Justin e Danny, autori della solita prova sopra le righe (in particolare il bassista), che non si fanno certo scappare un bella volata.
Si prosegue dopo il feedback perfora-timpani di "Lost Keys" con "Rosetta Stoned", intricata e coraggiosa, peraltro sostenuta da visuals migliori di quelli visti in estate, con immagini di spazio, satelliti, astronavi, visi alieni, uomini in fuga, che si susseguono a ritmo epilettico; notevole anche l'apparizione sullo sfondo di uno striscione di almeno trenta metri per quindici raffigurante gli stranianti volti rossi dell'artwork: una canzone adorabile, ma vista la lunghezza e la difficoltà di renderne le linee vocali distorte (decisamente sottotono e confuse rispetto al CD) perchè non sostituirle con una fra le stupende "Parabol(a)" e "Wings For Marie pt 1 & pt 2"?
Dopo quello che sembra a tutti gli effetti un metallicissimo e ipnotico assolo di batteria (mascherato solo dalle distorsioni di basso e chitarra), per i numerosi astanti arriva anche una vera chicca: quella "Swamp Song" che rappresenterà pure la vecchia guardia della discografia ma sentita tra in questa setlist moderna con sonorità leggermente aggiornate non sembra poi così differente dallo stile di "Aenima" e "Lateralus"e rappresenta certamente, grazie alla superlativa prova di Maynard, una delle vette toccate durante la serata.
E' il momento della pausa, e i quattro si siedono comodamente, a luci spente, sul bordo del palchetto sinistro: Justin fa scattare il suo accendino e per imitazione tutto il Mazda si illumina di fiammelle per un momento emozionante.
La vera emozione è però in agguato sotto il nome di "Lateralis". Giochi di bianco e nero, rosso e giallo, e finalmente fanno la loro comparsa i laser tanto declamati in sede di promozione: fasci di luci verdi proiettati da tre macchine, due ai lati del palco che puntano verso la platea e una posta dietro il mixer, che dirige il fascio sul soffitto; anche i tre supporti circolari delle lampade vengono utilizzati in maniera differente, come dei teli su cui si proiettano ombre ovulari. Naturalmente è la canzone a fare la parte del leone, e lo stesso vale per "Vicarious" ed "Aenima", con quest' ultima sugli scudi per l'eccellente cantato del frontman.
E' la fine, e stremati ci avviamo all'uscita con gli occhi e le orecchie gonfie per lo spettacolo a cui abbiamo assistito, consci che il suo ricordo non ci lascerà facilmente, provocandoci anzi una sorta di dipendenza che presto - ne siamo certi (le parole "See you next summer" le abbiamo segnate!) - ci trascinerà adoranti in un altro tour e un altrà città.
Dovendo fare un paragone con la data milanese, nonostante su questa pesino l'emozione della prima volta e la durata maggiore (a Torino, oltre a "Sober", sostituita però da "Swamp Song", è mancata "Right in two"), direi che il concerto di ieri stravince su tutti gli aspetti: suoni migliori (volumi altissimi anche qui, ma molto meno impastati), visuals più ricchi e particolareggiati dei giochi di linee e colori del Forum, impianto luci senza paragoni e - ma solo vedendoli ieri sera l'ho capito, perchè a Milano non avevano certo sfigurato - una band più in palla, concentrata e decisa nonchè precisissima e una voce che finalmente non aveva alcun problema a farsi sentire. Rimane, certo, quella sensazione che non riesca mai a scattare quel brivido preciso che percorre il corpo ascoltando i dischi e che dal vivo sia la dimensione rock (e metal, innegabilmente)a prendere il sopravvento: bisogna comunque ammettere che nei momenti di maggiore impegno i Tool arrivano veramente ad un passo dal riproporre la magia delle registrazione ("Lateralis" in questo ultimo caso) .
Rileggo, e mi sembra di aver scritto solo cazzate: è possibile, ma non è impresa da poco rendere con le parole un tale tipo di esperienza, non certo un normale concerto di una normale band. Siete sempre avvertiti: non perdeteveli, perchè fra cinque, dieci, vent'anni ancora ve ne ricorderete e potrete dire "io c'ero".

Luca Marini


SETLIST: Stinkfist (extended) / The Pot / Forty Six & 2 / Jambi / Schism(extended) / Lost Keys (Blame Hofmann) / Rosetta Stoned / Drum Solo/ Swamp Song // Lateralis / Vicarious / Aenema

TOOL - DatchForum, Assago (MI) 19/06/06


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