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| Live Reports DOWN, Alcatraz Milano 22/4/2008 | Posted by lucamarini on 7/7/2008 15:00:35 (827 reads)
| C'è un'aria satura di sudore, amplificatori al palo, botte e risate in questa serata evento dell'Alcatraz, locale milanese scelto dai Down per la loro prima esibizione da headliner italiana. Nessun gruppo di supporto è stato invitato e il locale si riempie con calma: qualcuno si ritrova dopo tanto tempo e volano pacche sulle spalle, una birra e un panino, il tempo passa velocemente ed ecco che la serata si apre verso le 8.30 con la proiezione di un filmato di circa mezz'ora, durante il quale lo spazio del locale si riempie quasi del tutto (il palco è però quello laterale. Tra i divertenti retroscena alcolici dei vari tour, i Down danno una lezione di umiltà ed anche di grande consapevolezza di sé, mostrando video di Deep Purple, AC/DC, Lynyrd Skynyrd, Black Sabbath, Scorpions, Thin Lizzy, Ted Nugent, Black Flag: "veniamo da lì", sembrano dirci "e valiamo quanto loro". Niente di più vero. In ben due ore di concerto infatti, la band statunitense trasmette dal palco una passione incredibile, con Pepper e Kirk che creano un vortice di chitarre grasse sopra l’armatura gigante del suono Ampeg del basso di Rex e delle bordate di Jim sulle pelli. L’impasto sonoro in uscita dalle casse è buono e favorisce l’effetto strappaossa generato dalla musica del quintetto. Phil canta con voce calda e precisa accompagnando senza strafare il flusso turbinoso dei riff e appare ormai recuperato: non si perde più in discorsi superflui e interpreta al meglio le canzoni ma non ha perso una briciola del suo solito carisma, con cui tiene in pugno tutti i presenti (inneggianti “Filippo, Filippo”) permettendosi anche di fermare tra le imprecazioni “Eyes of the South” quando Pepper rompe una corda (anche se resta il dubbio di un errore nella struttura del pezzo…), per poi riprenderla da capo. La setlist vede eseguito quasi per intero il debutto-capolavoro della band, Nola, i cui brani vecchi ormai di 15 anni riescono ancora a colpire duro, rivelandosi ormai come dei veri classici del nostro genere.A questi vengono affiancati i momenti migliori di “II: a buste in your edgerow” e dell’ultimo, ispiratissimo, “III: over the under” per un concerto di quasi due ore senza un minimo cedimento, con il pubblico sempre pervaso dalla giusta tensione e la band desiderosa di offrire il meglio fino alla fine affidata alla grande “Bury me in smoke”, il cui riff portante viene riproposto all’infinito con Phil al basso e due roadie alle chitarre. Un concerto davvero perfetto e non certo per chissà quale precisione tecnica o scenografia accattivante quanto perché capace di soddisfare ogni aspettativa: uno show fatto di corde, pelli, fratelli, cori, ballo, abbracci,bevute, tragedie e deliri, amicizia e incazzature; uno show irrimediabilmente metallaro ma dall’anima profondamente blues. Come sono i Down.
Luca Marini
Setlist: Pillars of Eternity, The Path, Lysergic Funeral Procession, Lifer, Hail the Leaf, 3 Suns and 1 Star, Underneath Everything, Ghosts Along Mississippi, Learn From My Mistakes, N.O.D., Temptations Wings, Beneath Tides, Losing All, Eyes of the South, New Orleans Is A Dying Whore, Stone The Crow, Jail, Bury Me in Smoke.
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